Protesta contro la normativa europea sulla vivisezione
Di seguito la lettera spedita oggi dal Presidente della Provincia di Gorizia, Enrico Gherghetta, agli Europarlamentari firmatari della normativa europea che prevede che cani e gatti "vaganti" possano essere usati per la sperimentazione, se non sia possibile raggiungere altrimenti lo "scopo della procedura" di ricerca. Su questo tema, inoltre, la Provincia ha pubblicato oggi sul proprio sito web (www.provincia.gorizia.it) un sondaggio. Con la presente, desidero rendermi portavoce dell’indignazione e dell’incredulità dei cittadini della Provincia di Gorizia nei confronti della nuova Direttiva Europea sulla vivisezione.
L’approvazione a livello europeo, infatti, della suddetta direttiva rappresenta, a mio avviso, un chiaro segno di arretratezza culturale e un reale passo indietro rispetto alle misure precedentemente in vigore.
La poca importanza data all’esistenza e ai diritti degli animali rispetto al progresso farmacologico non può che essere percepita dalla società come uno scarso interesse delle autorità verso la “vita”, suscitandone lo sdegno.
La cosiddetta “sperimentazione animale” o “ricerca in vivo” è un brutale rituale che non ha alcuna necessità e utilità. Il sottoporre gli animali ad avvelenamenti con sostanze chimiche, farmaci e cosmetici, a esperimenti al cervello e all’induzione di malattie di ogni genere, con la scusa di tutelare la nostra salute, è solo una pillola lenitiva per la nostra moralità. E’ ormai coscienza comune che la vivisezione ammazza l’animale e fa divenire cavia noi e i nostri figli. Ogni specie animale è infatti biologicamente, fisiologicamente, geneticamente e anatomicamente molto diversa dalle altre e l’estrapolazione dei dati tra una specie e l’altra è praticamente impossibile.
Il progresso medico non ha realmente bisogno della vita degli animali. I reali progressi della medicina si sono sempre avuti grazie a osservazioni cliniche, a studi epidemiologici e a innovazioni tecnologiche. Inoltre, oggigiorno esistono centinaia di valide metodologie alternative di cui tre già accettate nel giugno 2000 dall’Unione Europea (il test di foto-tossicità 3T3 NRU, che usa cellule derivate da embrioni di topo e il TER – Transcutaneous Electrical Resistance – che usa pelle di ratti morti).
Infine, il pensare che l’utilizzo di cani e gatti randagi per il progresso scientifico possa rappresentare una risposta all’abbandono degli animali è una risoluzione semplicistica per un problema ben più complesso. Il superamento del randagismo e dell’abbandono degli animali può avvenire, a mio avviso, solamente con l’educazione nelle famiglie, l’insegnamento nelle scuole dei diritti degli animali e un’ampia sensibilizzazione sociale.
Concludo, infine, sperando che queste parole, come quelle di milioni di cittadini, non rimangano inascoltate. Lo sviluppo economico-scientifico non merita la sofferenza di 12 milioni di animali.
Il presidente della Provincia di Gorizia
Enrico Gherghetta





